La storia della Reggiana: anni ’80

Dalla promozione di Fogli a quella di Marchioro

Due nomi si stagliano all’inizio e alla fine degli anni ottanta. Oltre a quelli di Reagan e Gorbaciov, quelli di Romano Fogli e Pippo Marchioro. Il primo arrivò a Reggio nel 1980 per sostituire Bruno Giorgi, che l’accoppiata Vacondio-Fontanili aveva convinto a sostenere la navicella granata. Tra strage alla stazione di Bologna e Olimpiadi di Mosca boicottate dagli americani, Giorgi dice no dopo alcune divergenze sui ventilati acquisti. E Fogli, mediano di gran classe del Bologna scudettato, si trova tra le mani una squadra di sconosciuti: Matteoli, giovane del Como, aveva giocato nell’Osimana. Poi altri ragazzini: da Eberini (Como), a Bruzzone (Fiorentina) al trio bolognese (Pederzoli, Filosofi e Nappi). Di attempati un solo Zandoli di ritorno. Dove credi di andare? E invece, dopo un inizio incerto, la squadra carbura. La svolta a Trieste all’ultima di andata con vittoria targata Zandoli. Il ritorno è trionfale (a Trento si vince come a Trieste), poi successo, ancora con zampata di Zandolino, a Cremona. E’ quasi serie B. Al Mirabello col Novara in 12mila tirano il fiato al novantesimo dopo un pazzesco 5 a 4 e a Spezia è suggello matematico di gloria con reti di Mossini e Bruzzone. Sparano al papa, ma il referendum contro la legge sull’aborto è vinto dai laici. Le Bierre sono all’attacco, tra omicidi e rapimenti. All’ultima con la Triestina è solo festa e invasione di campo e migliaia di vessilli granata al vento. Stadio nuovo o rattoppo del vecchio Mirabello? Preferisco la prima ipotesi, il sindaco Benassi è per la seconda. Si costruisce la nuova gradinata a nord, ci sono quattro innesti di valore con un “centro di gravità permanente” alla Battiato. E’ Piero Volpi, medico e libero, con lui i pazienti Pallavicini, Trevisanello, Carnevale. Bene in Coppa, i nostri eroi faticano in campionato col nuovo sponsor Zendar. Il pubblico è imponente al Mirabello: oscilla dagli 11 ai 16mila. E’ “tempo delle mele” e dobbiamo soffrire fino alla penultima, (vittoria con il Perugia all’ultimo secondo per  2 a 1), mentre il finale di Pisa è uno zero a zero utile per due (loro promossi e noi salvi). Intanto Giovannino Vandelli compra la Reggiana dal vecchio quadrunvirato. Offeso l’amministratore Vacondio, tenuto all’oscuro e solidale con lui il sindaco. La Cantine riunite è promossa per la prima volta in serie A2. E al Mundial spagnolo l’Italia ci fa impazzire di gioia. Esultiamo tutti con Pertini e Bearzot. Siamo campioni del mondo. Vandelli, con il direttore Sergio Sacchero, allestisce una squadra che punta in alto. Arrivano Zuccheri, Di Chiara, Bruni, Francini, Paradiso, ritorna Mossini e si costruiscono i nuovi distinti in cemento. Ma dobbiamo far senza Matteoli, il Maradona dei poveri (vincerà lo scudetto con l’Inter e sarà in nazionale). A novembre Vandelli ingaggia Imborgia, Mazzarri (proprio lui), Graziani e Boito, mentre Giovan Battista Fabbri sostituisce Fogli. La condanna alla serie C avviene dopo la sconfitta col Milan in un Mirabello gremito da 20mila uomini-sardine. E’ il 22 maggio 1983 e Vasco canta “Bevi la Coca cola che ti fa bene”. Noi non la digeriamo. Pazienza. Si ricomincia dal goleador della B: quel Tivelli della Cavese che ci costa uno sproposito. Ma il nuovo diesse Moreno Roggi vende Di Chiara al Lecce per Tusino, Vandelli non glielo perdona e lo esonera. La Toneatto band è una grottesca delusione, nonostante Invernizzi e Bosco, destinati a categorie superiori. Ci salva l’onore e l’umore la Riunite di basket di Dadone Lombardi, promossa in A1. A fine campionato si pensa al futuro e Vandelli fa scorpacciata di giovani, dal portiere Gregori a D’Agostino a Scarsella (che morirà tragicamente), a Cambiaghi, Scarpa, Soncin, Tanzi e Ceccarini. Li guida mister Fontana e la Reggiana del 1984-85 agguanta la Coppa Italia. Poi la fase di Nardino Previdi che costruisce un squadra da vertice, con Facciolo, Remondina, Restelli, Cacciatori, Peroncini. Dopo il pari interno col Rimini via Fontana e ritorna dopo 22 anni Giancarlo Cadè. Si cambia marcia. Dopo la vittoria di Prato, mentre sei settimane e mezzo bastano all’affascinante Kim Bassinger, dodici partite non bastano alla Reggiana. Tre sconfitte (con Spal, Virescit e Piacenza) ci tagliano fuori. Col Modena Facciolo para due rigori e boom-boom Vandelli si scaglia contro il presidente canarino Farina, “figlio di latitante”. Poi è colpo micidiale a Parma coi nostri che espugnano il Tardini, mentre i locali esplodono in violenze. Niente da fare. In B vanno proprio Parma, di Sacchi, e Modena. Chissà che non sia colpa di Gheddafi che ci invia un vecchio missile ficcandolo a Lampedusa. Campionato nuovo, tentativo nuovo. Nell’estate del 1986 Vandelli vuole cedere la Reggiana, ma fra cordate finte e soldi che mancano alla fine la tiene lui. E non va male, con il nuovo mister Santin e i valorosi Perugi, Apolloni, Domissini, Bonesso, Di Curzio. Ci si rafforza cammin facendo coi nuovi innesti novembrini di Macina e De Vecchi e la Regia mette la quinta. Fino al march clou col Padova al Mirabello davanti a 12mila persone. In B col fortissimo Piacenza va il Padova che si accontenta del pari. Nel 1987 Previdi fa le cose in grande. Arrivano De Agostini, Polverino, Neri, Cornacchini, Tacconi, Poggi, Carotti.Tutti ci danno strafavoriti. Ci qualifichiamo in Coppa, ma in campionato non va. Il portiere Longo ci mette del suo. Prima della fine Santin viene sostituito da Perani, Vandelli cede alle coop e Corni viene rispolverato dall’armadio dopo l’uscita di Previdi. E’ l’inizio di un ciclo vincente. Arrivano giocatori mirati. Torna Facciolo in porta, poi il giovane Daniel che sostituisce l’infortunato Guerra, e D’Adderio, Zamuner, Gabriele, Rabitti, Ginelli, ma soprattutto uno spilungone al centro dell’attacco: Andrea Silenzi. Si costruisce la nuova tribuna e i granata vincono e convincono e sono ancora Trento e Trieste (sembra la prima guerra mondiale, manca solo Gorizia) a sancire la nostra superiorità. Dopo l’exploit con lo Spezia al Mirabello davanti a 15mila tifosi, è quasi B. Si grida “Silenzi vola, la curva s’innamora”, ma è super Facciolo il nostro eroe. La B la conquistiamo però matematicamente solo all’ultima contro l’ambizioso Prato (che è ancora in lotta). E’ un 2 a 0, davanti a 17mila persone, duemila di Prato, che fa esplodere la città, mentre in Piazza Tienammen di Pechino si muore per la libertà. Qui si muore di gioia. Corteo dei tifosi e tuffo nella fontana del Municipale. Grazie Pippo, grazie Renzo, grazie Ermete Fiaccadori e grazie anche a te, senatore Sacchetti, che sembri Re Mida e trasformi tutto in oro e non solo in vino…

Mauro Del Bue

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