Alberto Biagini: «Saremo a disposizione dei ragazzi e delle loro famiglie»

Alberto Biagini: «Saremo a disposizione dei ragazzi e delle loro famiglie»

"Novità? A breve la società nominerà il nuovo direttore del settore giovanile, con cui opererò in modo fattivo"

Orgoglio, fiducia e disponibilità. Sono questi i concetti principali espressi e sottolineati da Alberto Biagini, confermato segretario del settore giovanile della Reggiana. «Un ruolo che mi rende orgoglioso e che svolgerò con il massimo impegno».

 

Partiamo dall’inizio: chi è Alberto Biagini?

 

«Ho lavorato per molti anni come direttore sportivo in diverse società calcistiche dilettantistiche, dalla Prima Categoria all’Eccellenza. Due stagioni fa, chiamato da Davide Caprari, Marco Bernardi e Nicola Simonelli, che non smetterò mai di ringraziare, ho iniziato a collaborare in Reggiana: all’inizio ero un po’ un jolly, con mansioni a livello di segreteria e di settore giovanile, mentre nell’ultima stagione ho affiancato Davide Caprari nel ruolo di segreteria della società».

 

Cosa l’ha spinta a entrare in Reggiana?

 

«Beh, non avevo scelta (ride, ndr)! Voglio spiegare: sono tifoso della Reggiana fin da bambino, ricordo ancora quando andavo allo stadio con mio padre a vedere quelli che per me allora erano idoli, e le emozioni provate nell’anno della Serie A con i ragazzi di Pippo Marchioro. Nel momento in cui ti chiama la squadra per cui tifi da sempre, dandoti la possibilità di continuare a fare della tua principale passione un lavoro, non potevo dire di no. È una grandissima soddisfazione personale, un onore per me».

 

Che ruolo avrà, dalla prossima stagione, all’interno della società?

 

«Sarò prettamente il segretario del settore giovanile: curerò i rapporti con le società dilettantistiche della zona, soprattutto per quel che riguarda le uscite dei ragazzi dal nostro settore giovanile verso quelle squadre. Sarò una figura di riferimento per i ragazzi, le famiglie e anche per le società dilettantistiche della zona, in un’ottica che deve essere quella di recuperare e implementare i rapporti di collaborazione con tutte le società del territorio: la Reggiana deve tornare a essere punto di riferimento per tutti i giovani della provincia e delle zone limitrofe».

 

Cosa la appassiona di questo ruolo?

 

«Dico la verità: faccio quello che mi piace. Lavorare in una società calcistica per me è sempre stato un sogno, che ora si sta realizzando. Oltretutto con la squadra di cui sono tifoso. Entrare nel mondo del calcio è quello che ho sempre voluto: l’ho sempre visto come un obiettivo, e ora l’ho raggiunto, per quanto non si smetta mai di imparare e di crescere anche professionalmente. Non era facile, perché ci sono tante persone che come me uniscono competenza e grande passione per il calcio, e per questo sono ancora più orgoglioso. Trasformare la propria passione in lavoro ti dà la possibilità di affrontare i problemi e i tanti carichi di lavoro con maggiore tranquillità e serenità: è fondamentale che ti piaccia il lavoro che si svolge, solo così si può lavorare al meglio».

 

Qual è la sua filosofia di gestione di un settore giovanile e il suo giudizio sul settore giovanile della Reggiana?

 

«Per il settore giovanile della Reggiana parlano i risultati ottenuti negli anni dalle varie squadre e la carriera che stanno avendo molti ragazzi passati da qui: le squadre hanno ottenuto ottimi risultati dal punto vista sportivo, e molti giocatori sono riusciti ad affermarsi, a migliorare in Reggiana e grazie alla Reggiana hanno avuto la possibilità di sbocchi importanti in società professionistiche di alto livello. Solo per fare un esempio: Rosario Cancello, ragazzo del 2002 scoperto da Caprari in un campetto di un oratorio della provincia di Parma, passato ora nel settore giovanile dell’Inter e nel giro delle Nazionali minori, è considerato tra i dieci migliori prospetti in Italia della sua età. È la dimostrazione che le giovanili della Reggiana sono in salute, che tecnici e giocatori hanno lavorato e lavorano tuttora molto bene. Ed è inoltre il segnale che la mission della società dev’essere quella di privilegiare la territorialità: negli anni, è stato un punto di forza di Reggiana quello di puntare forte sui ragazzi del posto, si deve continuare su questa strada e anzi rafforzarla. Se posso esprimere un parere personale, credo che ci siano molti giovani bravi in giro per l’Italia, ma se i bravi nascono vicino a noi sono ancora più bravi. Abbiamo tantissime possibilità in questo territorio, e dobbiamo sfruttarle a pieno. Il settore giovanile dev’essere un asset pulsante e centrale per questa società, perché già adesso a livello giovanile siamo alla pari di altre squadre del territorio che militano in Serie A o Serie B, siamo concorrenziali con quel tipo di competitor. Per quanto riguarda la mia filosofia, credo che prima del calciatore venga l’uomo, la persona, specie a livello giovanile. In carriera, ho visto molti ragazzi con grandi qualità non arrivare per mancanza di una giusta mentalità e di attitudine al sacrificio. Può sembrare banale, ma è così. Serietà, educazione ed equilibrio di un ragazzo sono fondamentali».

 

Sono previste novità a livello di assetto del settore giovanile?

 

«Ritengo che la società a breve annuncerà il referente del settore giovanile, con cui opererò a stretto contatto».

 

Quale sarà il futuro del settore giovanile della Reggiana?

 

«Il futuro del settore giovanile della Reggiana passa per quella che mi piace definire “reggianità”: Reggio è della Reggiana, dobbiamo avere ragazzi del posto, attaccati alla maglia, orgogliosi di poter giocare per questa squadra. Questo aspetto negli ultimi anni si è un po’ perso, forse perché è avanzata l’illusione che si possa arrivare a certi livelli solo passando attraverso i settori giovanili di squadre di Serie A o Serie B: come ho detto prima, i nostri risultati a livello giovanile dimostrano invece che in quel campo siamo competitor più che adeguati di squadre di categorie superiori, e che non è affatto vero che non si possa arrivare ai massimi livelli passando per il settore giovanile di squadre di Lega Pro o Serie D. È il consiglio che mi sento di dare ai giovani e alle loro famiglie: non pensare che chi milita in squadre giovanili di società di A e B sia già arrivato, mentre chi gioca in squadre giovanili di società di categorie inferiori non arriverà mai, questa è una logica che mi spaventa. Al contrario, spesso la troppa pressione che si respira in altre squadre, le troppe aspettative, possono essere controproducenti, mentre un ambiente più sereno come il nostro può aiutare molto i ragazzi, anche perché come società abbiamo più possibilità e libertà di controllarne la crescita e la maturazione, umana e sportiva».

 

Come pensa di mediare il rapporto tra genitori e società?

 

«La parola chiave sarà “disponibilità”: non devono essere né i giocatori né le famiglie a nostra disposizione, ma noi a loro disposizione. Non possiamo pensare solo ai novanta minuti, ma dobbiamo tenere presenti che sono ragazzi, con le loro problematiche e che stanno affrontando anni decisivi che formeranno gli uomini che saranno domani. Il nostro compito, il nostro lavoro, dev’essere quello di essere sempre a loro disposizione. Non sono parole di circostanza, dovremo essere sempre in grado di ascoltare i nostri giovani e le loro famiglie, e di poter sempre dare loro una risposta chiara».

 

In ultimo, c’è qualcosa di cui vuole parlare, un messaggio che vuole lasciare?

 

«Sì, ci tenevo a sottolineare la grande soddisfazione personale per la fiducia che la società sta riponendo in me. Ho grande voglia di fare e di essere a disposizione della società, dei ragazzi e delle loro famiglie. Farò di tutto per fare il massimo, perché la Reggiana è il massimo e la città e la squadra lo meritano. Mi definisco un lavoratore “da curva”, tanta è la passione e la gioia di lavorare per la squadra della mia città e per cui tifo si da bambino. Per finire, ci tenevo a ringraziare in particolare chi per primo mi ha permesso di entrare in società due anni fa, Davide Caprari e Marco Bernardi, e chi in società mi ha dato e mi sta dando tanta fiducia in questi anni».

intervista a cura di Matteo Martinelli

Marco Bertolini
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