Andrea Storchi: un simbolo e una bandiera della reggianità

Andrea Storchi: un simbolo e una bandiera della reggianità

Nove reti in venti partite, nel periodo peggiore della squadra, suonano come una vittoria personale per Andrea Storchi

Per tutto il girone di andata del campionato Berretti, c’è stato un giocatore che aveva preso la mira e non sbagliava più. Nove reti in venti partite, nel periodo peggiore della squadra, suonano come una vittoria personale per Andrea Storchi, 18 enne da pochi giorni, arrivato al punto di svolta della sua giovane carriera. Peccato però che nel momento in cui si sono concretizzati i risultati e le prestazioni, con diversi turni di imbattibilità, si sia infortunato, una noiosa pubalgia gli ha fatto perdere i mesi decisivi della stagione, quelli dove si tirano le conclusioni tecniche e si fanno le strategie.

Il punto della ripartenza per Storchi, al suo settimo campionato nelle giovanili della Reggiana, è per l’estate, dopo che avrà curato a dovere gli acciacchi con l’augurio che tutti gli fanno che resti mentalmente con la spina attaccata.

“In questo periodo dovrà lavorare bene per farsi trovare pronto e io non ho dubbi che sarà così-ammonisce Francesco Salmi, allenatore della Berretti-. Il prossimo anno per lui sarà decisivo per capire se può aspirare davvero a qualcosa di importante o diventare un giocatore di un livello alto dei dilettanti. Andrea può giocare come prima o seconda punta, in quest’ultima posizione per me si esprime meglio, perché sa muoversi su tutto il fronte dell’attacco, ha forza e tiro, è potente, in più è un generoso, gioca molto per i compagni. Per me-conclude il mister-è un ragazzo fantastico, concilia bene sport e scuola, dove sa ottenere alti profitti”.

Anche Fausto Vezzani, ai saluti come responsabile tecnico del settore giovanile, fa sul ragazzo prospettive e riflessioni profonde.

“L’ho preso all’età di 10 anni, è uno che abita al Buco del Signore e giocava nella Falk-spiega-. Calcia con entrambi i piedi, non ha paura e in campo si fa rispettare, è partito molto bene in stagione, facendo reti importanti, senza mai tirare rigore. È un atleta di prospettiva, che è apprezzato da tutti, ha belle doti anche morali”.

Andrea Storchi è uno che fa le cose con scrupolo e passione, perché ha nel cuore i colori granata. “Conto di tornare più forte di prima e di restare, altrimenti preferirei andare a misurarmi in serie D, una vetrina importante come si è dimostrato per Minel Sabotic. Mi piace lottare sempre fino alla fine – spiega – a volte mi arrabbio con me stesso perché sbaglio i gol più facili, in compenso realizzo quelli più difficili. Coltivo la speranza di arrivare a debuttare nella prima squadra della mia città”.

Sarà il nuovo responsabile delle giovanili, Sergio Mezzina, fresco di investitura, a decidere se avrà la possibilità di essere aggregato al prossimo ritiro estivo o viceversa passare direttamente in prestito per fare esperienza. Le offerte al giocatore non mancheranno di certo, visto che di attaccanti prolifici non se ne vedono tanto in giro.

A prescindere da ogni considerazione, i dirigenti dovrebbero tenere in debito conto, mentre progettano e affidano il futuro a professionisti forestieri, che Storchi è un simbolo e una bandiera della reggianità.

IL PROFILO:

È un tifoso di sua maestà Higuain, cerca di studiarne i movimenti e carpire i segreti del gol facile. Il bomber granata Andrea Storchi, nato a Correggio il 16 Aprile 1998, da sempre è residente in città, nella zona del Buco del Signore, dove si trova il centro sportivo della Falk, a cui si è avvicinato all’età di 4 anni, i suoi primi allenatori sono stati nel tempo, Iotti, Prandi e Alessandro Bertoni con il suo grande carisma e passato in serie A.

Alla Reggiana è alla sua settima stagione. Nell’ordine ha avuto come tecnici: Gino Poligani (esordienti provinciali), Giancarlo Bocelli (esordienti e giovanissimi regionali), Paolo Berretti (giovanissimi nazionali), Giorgio Gherardi (allievi regionali e nazionali), Francesco Salmi (Berretti).

Storchi vive con il papà Gianfranco, la mamma Wally e la sorella Nicole.

Frequenta il quarto anno dell’indirizzo di meccanica e meccatronica dell’ Itis Nobili con ottimi voti (media dell’8).

Nel suo libro dei sogni, oltre al calcio che conta, una laurea in ingegneria. È alto 183 cm, pesa 72 kg.

Primo Bertani

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