Beppe Alessi, orgoglio granata

Da giocatore ha saputo affascinare i tifosi e come uomo ha dato un esempio di stile indossando con orgoglio la maglia della Reggiana

Non c’è bisogno di scomodare la retorica per raccontare chi è Beppe Alessi e cosa è stato per la Reggiana. In un calcio in cui non ci sono più le bandiere, dove l’unica motivazione sono i soldi e l’ingaggio, Alessi rappresenta la classica mosca bianca. Duecento partita e 50 gol non esprimono però appieno la sua grandezza tecnica. Ha ragione chi dice, e sono tanti, che Beppe ha raccolto meno in termini calcistici, rispetto al suo talento puro. Non ha mai giocatori stabilmente in serie A, ha sfiorato con il Napoli il grande palcoscenico e solo a Reggio Emilia ha mostrato tutto il suo valore. Nella storia del calcio granata rimarranno alcune perle fondamentali come la rete da meta campo col Marcianise o il rigore che ha portato alla salvezza la squadra nello spareggio a Cuneo. Gol importanti ma soprattutto la sua innata voglia di mandare in gol i compagni di squadra. Questo era il suo grande premio ma anche il limite perché tanti allenatori si sono sgolati nel chiedergli di calciare in porta anziché cercare sempre e in ogni caso l’assist. Ma Alessi è nato per essere un rifinitore al servizio della squadra.
Ma non è solo questo il Beppe Alessi che voglio raccontarvi, perché il numero “10” che abbiamo visto in campo lo conosciamo bene, bensì’ l’uomo, il professionista. Alessi è stato un esempio di lealtà sportiva tanto che farete fatica a trovare in questi lunghi anni una sua intervista polemica contro la società o l’allenatore, anche quando ne aveva tutte le ragioni. Alessi non si è mai lasciato travolgere dalle polemiche, ha masticato amaro, e qualche volta si è confidato con gli amici ma è sempre stato un professionista esemplare inserito nel gruppo. Uno stile che gli è stato poi riconosciuto dagli stessi detrattori. Il rigore di Cuneo non è stato importante solo per la Reggiana, ma perché ci ha mostrato di che pasta è fatto Alessi: aveva mille motivi per non giocare quella partita, per non calciare il rigore e invece si è ancora una volta assunto la responsabilità di calciare quel penalty che era fondamentale per lui e per chi lo aveva messo in discussione. Ma Alessi è questo: un puro.
Non lo si può definire un leader se non un leader silenzioso. Non amava la vetrina, non si sentiva una prima donna e l’ha dimostrato proprio nell’ultima stagione quando ha accettato il ruolo di capitano non giocatore. Un ruolo che pochi grandi campioni sanno accettare e interpretare alla perfezione. Anche sotto questo profilo Alessi è stato un gigante.
E’ stato il beniamino e il cocco di tanti presidenti ma non se n’è mai approfittato a livello economico, anzi ha spesso accettato le richieste della società anteponendo altri valori rispetto al denaro: la famiglia prima di tutto e la voglia di vivere a Reggio Emilia. Anche da un punto di vista tecnico-tattico ha dato in maglia granata il meglio di se stesso perché ha saputo, da grande professionista, mettersi in discussione. Ha capito che il calcio si è evoluto e che doveva essere il primo difensore al servizio della squadra. Un particolare per rimarcare la sua grande intelligenza tattica. Inutile, invece, sottolineare il suo genio calcistico e la capacità di vedere la giocata in anticipo. Del resto Alessi non ha mai realizzato gol banali. Tutti i suoi 50 gol hanno il marchio di fabbrica.
Di Beppe Alessi si potrebbero scrivere pagine e pagine di un libro ma l’ultimo particolare che merita di essere sottolineato è lo stile con cui si è ritirato. L’ha fatto dopo aver sfiorato la finale play off in quella storica partita a Bassano. Ha lasciato, come piace a me, quando è al vertice della carriera e da giocatore invidiato e non compatito come capita spesso a chi non vuole mai lasciare. Alessi ha lasciato ad altri la sua maglia numero “10” senza polemiche, rimpianti o discussioni e si è ritagliato un ruolo magnifico da allenatore dei giovani. La sua favola si è conclusa nel modo migliore, tornando in campo dopo un anno per festeggiare un traguardo che rimarrà nella storia della Reggiana ma l’ha fatto a suo modo: assist decisivo e poi gol al Bassano. Penso che Alessi sia stato uno splendido esempio di come si deve indossare la maglia granata. Di questo ne deve andare fiero e noi ne siamo orgogliosi.

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