C’è solo un capitano, Nicola Buffagni

C’è solo un capitano, Nicola Buffagni

"Sento molto il senso di appartenenza alla Reggiana e sono orgoglioso di aver indossato per sette anni questa maglia"

“C’è solo un capitano” gridava la curva Sud. Era il periodo di Walter De Vecchi, poi Michele Zanutta e Mirko Stefani. Ma anche nell’attuale formazione Berretti c’è “un capitano” dato che Nicola Buffagni, classe 1998, centrocampista indossa la maglia granata da ben sette stagioni.

E’ uno dei cinque veterani della formazione di Francesco Salmi. “Sono forse all’ultimo anno – rimarca Nicola Buffagni – poi capirò se sono pronto per il salto con i grandi, per giocare in categoria”.

Sogna il debutto in Lega Pro con la Reggiana?

“E’ un sogno ma in generale non dipenderà dalla categoria ma dalla mia capacità di dimostrare di essere all’altezza. Vale per la Terza categoria, come per la serie D o il professionismo”.

Cosa le hanno insegnato questi sette anni?

“A dare tutto me stesso per provare a fare il professionista”.

E’ già in odore di prima squadra?

“Non sono mai stato convocato ma mi sono allenato con la prima squadra e ho capito che l’aspetto fondamentale è entrare nella giusta mentalità, esserci con la testa. Mi ha aiutato molto Paolo Zanetti, il vice di Colombo, a capire come mi dovevo muovere in campo”.

E con la scuola come andiamo?

“Sono al quinto anno al Bus con indirizzo linguistico e marketing. Mi piace molto lo spagnolo, lo sento più mio mentre con inglese e tedesco non mi addentro. Mi piace molto l’idea di avere relazioni internazionali. Credo che sarà questo il mio indirizzo universitario”.

E i voti?

“Me la cavo anche se non ho voti eccellenti, diciamo che ho la media del 7,5 ma allenandomi tanto mi toglie anche energia per lo studio ma riesco a gestirmi bene”.

Papà Stefano cosa dice?

“Non mi dice molto, mi ha dato qualche consiglio quando ero più piccolo, ora mi lascia andare per la mia strada. Mi ha trasmesso la passione per la Reggiana, questo si'”.

Qual è stata la prima partita che ha seguito della Reggiana?

“L’ho vista in curva Sud con lui, era Reggiana-Spezia di Coppa Italia che è finita zero a zero”.

In questi sette anni ha avuto tanti allenatorI, qualcuno che ha inciso di più?

“Tutti mi hanno arricchito sotto diversi aspetti: Gherardi sotto il profilo tecnico, Poligani l’ho avuto nei piccoli e mi ha molto aiutato, con Bocelli sono rimasto due anni, chi è stato in granata sa quanto è il suo apporto da un punto di vista caratteriale. Con Beretti non ho giocato molto ma mi ha fatto crescere in personalità, infine Salmi che sotto l’aspetto umano mi ha dato tanto, mi vuole bene e so che mi stima. Mi piace il suo modo di vedere il calcio, sempre votato al successo”.

Nell’ambiente granata si dice che lei è il punto di riferimento per i compagni di squadra.

“Dato che sono in granata da tanto tempo, so come ci si deve comportare, avverto un senso di appartenenza alla Reggiana. Tradotto? Metto in riga i compagni che hanno comportamento non consoni alla casacca che indossano o se qualcuno ha bisogno di aiuto, io ci sono sempre. Del resto se la squadra fa bene anche i singoli sanno esaltarsi”.

Rifarebbe tutto?

“Certo, anche se forse cercherei di lavorare di più sotto l’aspetto tecnico, mi riferisco a quando ero agli inizi. Venivo dall’Atletico Santa Croce, oggi Aurora e pensavo più a vincere, al risultato che a migliorare me stesso”.

Esiste il fascino della divisa?

“Non lo so, magari conosci più gente, frequenti tanti ambienti e caso mai il ragionamento di giocare nella Reggiana viene da solo”.

Cosa le piace di più di questi suoi sette anni in granata?

“Sento di far parte di una squadra che amo, per cui faccio il tifo. Essere della Reggiana è un motivo d’orgoglio. Mi auguro che il futuro mi consenta di poter cogliere altre soddisfazioni, magari l’esordio in prima squadra. La Reggiana è la mia unica fede”.

Segue la squadra?

“Quest’anno con anticipi e posticipi non sono riuscito ad andare allo stadio per le nostre concomitanze. Lo scorso anno, però, sono andato a Bassano, una partita che non mi dimenticherò mai, con quel colpo di testa di Alessi che pensavo fosse gol”.

Cosa direbbe a un ragazzino che gioca per la prima volta nella Reggiana?

“Di essere rispettoso, cercare di migliorarsi ogni giorno e di non mollare mai. Non bisogna avere rimpianti ma soprattutto a mettersi sempre in discussione”.

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