“Costruiamo una società stile Barcellona”

“Costruiamo una società stile Barcellona”

Donald Debbia si confessa sulle pagine de La Gazzetta Granata

Donald Debbia, 41 anni, titolare della Laser Line ha un’idea meravigliosa in testa: “Costruiamo una società stile Barcellona. Vedo che sono tanti, anzi oltre cento, gli sponsor che fanno parte della famiglia granata per cui si può realmente pensare a un azionariato diffuso. Una Reggiana che si basa sulle sponsorizzazioni di piccole e medie imprese”.

Quindi non più un azionariato popolare attraverso i soci ma con gli sponsor?

“Potrebbe essere una idea più facile da realizzare, anzi vedo che sta diventando una realtà. Del resto Reggio Emilia ha sempre avuto questa vocazione nel trovare dei punti d’unione per determinati progetti sportivi e non. Penso al Grade per la costruzione dell’ala dell’Ospedale per la costruzione del reparto di ema-oncologia oppure allo stesso stadio Giglio”.

Lei si è avvicinato con questo spirito?

“Io sono un tifoso dall’età di 13 anni della Reggiana e quando mi è stata proposta l’idea di sponsorizzare la Reggiana ho dato la mia disponibilità pur mettendo in evidenza un aspetto: non ho le potenzialità per essere un grande sponsor invece…”

Invece?

“Ho notato che il pool granata era composto da piccole e medie imprese che avevano fatto il mio stesso ragionamento: voglio essere utile alla causa granata Sono stato avvicinato da Gianni Perin e dalla Imec che sono miei clienti e da quel contatto è iniziato il mio percorso”.

E cosi’ è stato.

“Questo ragionamento l’ho trasferito ad altri amici artigiani e anche loro sono dell’idea che il prossimo anno entreranno nella famiglia granata”.

E’ un messaggio importante per gli imprenditori, non crede?

“L’idea è di sentirsi coinvolti in questo progetto attraverso il passaparola. Sono queste sinergie che possono aiutare la società, senza trascurare un aspetto: la possibilità per noi imprenditori di fare impresa. Ritrovarsi allo stadio, in un particolare settore, ci consente di conoscerci e anche di avviare interessanti rapporti di lavoro”.

Una Reggiana stile Barcellona ma ora si dovrà trovare il nostro Messi.

“Questo credo sia più difficile. La Reggiana, però, deve lasciare in fretta la Lega Pro perché la sua categoria è la serie B. Non dico pensare alla serie A perché io preferisco un campionato di serie B ad alto livello che la serie A in sofferenza. Devo anche registrare che ora anche in Lega Pro c’è una grande partecipazione di tifosi, però immagino che in serie B la risposta sarebbe molto più significativa”.

Facciamo un passo indietro, quando ha iniziato a tifare Reggiana?

“Da ragazzino. La mia prima partita è stata il derby Reggiana-Parma che abbiamo perso. Sono andato alla stadio con mia madre Gianna che avevo esasperato perché volevo andare a tutti i costi in curva”.

E dopo?

“Sono diventato tifoso granata anche se poi quando ho iniziato la mia attività lavorativa mi sono un pò allontanato. Sono stati i miei amici a riportarmi allo stadio. Dalla curva sono passati nei distinti ma la passione è sempre la stessa. Prima ci ritrovavamo al Roxi Bar ora al Pausa Caffè a Cadelbosco”.

Di questi anni c’è qualcosa che ricorda in modo particolare?

“Non dimenticherò mai la salvezza in serie A a San Siro contro il Milan con quel gol di Esposito. Mi ricordo che siamo passati da Piacenza e abbiamo mostrato uno striscione con scritto “scordatevelA”. Bellissimo”.

E oggi?

“Stiamo soffrendo però il progetto di Compagni e Medici è vincente e appassionante. Mi piace in modo particolare l’idea di istituire l’Accademia Beppe Alessi. E’ giusto che una società pensi anche ai giovani e soprattutto a un servizio nei confronti delle famiglie dato che nell’Accademia si pensa al calcio ma c’è anche spazio per lo studio e l’apprendimento”.

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