Crocchianti: “Il mio idolo è Sergio Ramos”

Crocchianti: “Il mio idolo è Sergio Ramos”

Seppur giovanissimo, ha da subito mostrato il carisma e la personalità necessari giocare titolare in un campionato difficile come quello di Serie C. Dagli insegnamenti dei compagni allo Spezia agli idoli d’infanzia, Marco Crocchianti ci racconta tutti i segreti del ruolo del difensore centrale. “Il difensore a cui aspiro è senza dubbio Sergio Ramos: potenza

Seppur giovanissimo, ha da subito mostrato il carisma e la personalità necessari giocare titolare in un campionato difficile come quello di Serie C. Dagli insegnamenti dei compagni allo Spezia agli idoli d’infanzia, Marco Crocchianti ci racconta tutti i segreti del ruolo del difensore centrale.
“Il difensore a cui aspiro è senza dubbio Sergio Ramos: potenza fisica, grande tecnica, personalità. Difficile trovargli dei punti deboli. Anche se io in realtà sono più un marcatore che un impostatore… magari potremmo giocare insieme! In Serie A invece i miei occhi sono tutti per Daniele De Rossi: altro giocatore di grinta e carattere, talvolta ha anche giocato come difensore centrale. La maglia numero 16 è per lui, senza ombra di dubbio”.
Cosa cambia per un difensore centrale giocare in un sistema a 3 o a 4?
“Ho giocato in entrambi i sistemi e nella difesa a 3 ho occupato tutte e tre le posizioni. Devo dire che l’approccio è sostanzialmente lo stesso, al massimo cambia il numero di giocatori coinvolti nelle varie fasi a seconda delle caratteristiche. Personalmente preferisco giocare a destra nella difesa a 3: può sembrare un modulo difensivo, ma ti garantisco che si attacca in tanti”.
Il difensore centrale è un ruolo che richiede grande concentrazione: tenere la linea con i compagni, leggere le traiettorie della palla, marcare l’attaccante avversario…quanto è importante la posizione del corpo e quanto ci si lavora in allenamento?
“Il posizionamento dei piedi e del corpo è forse la cosa fondamentale per una difesa efficace. Se sei piazzato in maniera scorretta basta poco a sbagliare una lettura o a lasciare spazio all’attaccante. In allenamento si lavora tanto su questi concetti ed è stato così sin da piccolo. La prima cosa che mi hanno insegnato è che “Un difensore piatto, è un difensore morto”.
Si parla tanto di marcatura sulle palle inattive: quali sono punti di forza e debolezza della marcatura a uomo e a zona?
“La marcatura a zona è preferibile quando si hanno a disposizione giocatori non molto prestanti fisicamente ed ha il vantaggio di occupare ottimamente tutti gli spazi dell’area di rigore. Di contro, è vulnerabile in occasione di cross sul secondo palo e quando si inseriscono di slancio giocatori con rincorsa da fuori area. La marcatura a uomo riesce invece a tenere d’occhio le torri più pericolose, ma può diventare un problema in caso di blocchi. Personalmente preferisco quella a uomo, ma dipende dall’approccio dell’allenatore e dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione…sconsiglierei ogni tipo di soluzione a metà tra le due”.
Secondo te il difensore è il ruolo più difficile in assoluto?
“Il più difficile è il portiere! Ovviamente subito dopo c’è il difensore, c’è bisogno di continua concentrazione e per un ragazzo giovane è forse più complicato emergere: non possiamo essere appariscenti come gli attaccanti ed ogni errore può essere decisivo. Ho avuto la fortuna di imparare molto dai miei compagni anche quando sfortunatamente sono rimasto fermo senza giocare, in particolare dal capitano dello Spezia Terzi. Oltre a lui c’erano difensori davvero forti come Valentini e Postigo, ho appreso tanto da ognuno di loro ed oggi anche per questo penso di essere un difensore migliore”.

Domenico Silvestro

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