Da Grimaldo Ferrari ad Antonio Morelli

Da Grimaldo Ferrari ad Antonio Morelli

Antonio Morelli: il tuttofare con il granata nel cuore

Alzi la mano chi non conosce Antonio Morelli: sempre con la tuta della Reggiana, al servizio di tutti, una vita spesa per i colori granata. “Sono da 35 anni alla Reggiana – rimarca – prina come collaboratore poi dal 1999 ho raccolto l’eredità di Grimaldo Ferrari”.

Come è successo?

“Io ero in mobilità con la mia azienda e Daniela Gozzi mi chiese se volevo prendere il posto di Grimaldo. Cosi’ sono diventato un dipendente della Reggiana”.

E ancora prima?

“Ho iniziato come guardalinee con i giovanissimi regionali di Marini, poi ho svolto il ruolo di accompagnatore con gli allievi nazionali fino alla Primavera. Sono entrato quando Werther Borelli era il responsabile del settore giovanile. Mi ricordo che il magazziniere era Cristiano Imbriale”.

Si può dire che ha sempre vissuto la Reggiana dall’interno, da dietro le quinte.

“E’ cosi’. Sono il tuttofare per la Reggiana: guido i pulmini dei ragazzi, sono al servizio della segreteria, faccio tutto quello che mi chiedono”.

Cosa ha messo in evidenza nel suo album dei ricordi?

“Io sono sempre stato un amante della Reggiana, diciamo da quando sono venuto al mondo. Ero un predestinato. Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, sono un positivo”.

Ma c’è un ricordo particolare?

“Un giorno sono andato a Milano a prendere Dal Cin che era arrivato all’aeroporto con l’areo privato di Sensi e Franco mi disse: ma perché a Reggio trovo tanta diffidenza? Gli risposti che Reggio è una piazza dove politicamente e a livello imprenditoriale ci si fida poco degli stranieri, tra virgolette”.

Era molto legato a Franco Dal Cn?

“Si, soprattutto a Daniela Gozzi. Mi fa piacere che a distanza di tempo i reggiani abbiano capito ciò che ha datto Dal Cin per la Reggiana”.

Cosa serve oggi alla Reggiana?

“La nostra serie C è molto onerosa e per questo motivo serve una proprietà forte. C’è bisogno di una condivisione da parte delle forze imprenditoriali reggiane. Reggio è una piazza importante ma deve fare una svolta anche come mentalità”.

C’è un allenatore che le è rimasto nel cuore?

“Franco Varrella. L’ho seguito come allenatore e devo dire che era un maestro di calcio. I suoi allenamenti erano straordinariamente interessanti”.

Prima Dal Cin poi Franco Varrella, lei ama andare controcorrente.

“Io sono cosi’. Il muro di Varrella, ad esempio, per me aveva un profondo significato. Quando è stato esonerato penso di essere stato uno dei pochi che ha voluto salutare. Io ho anche apprezzato tantissimo il diesse Massimo Varini per la sua onestà e serietà L’ho seguito da allenatore ai tempi del Montecavolo dei vari Ghidoni, Tirabassi e tanti altri. Ne ho apprezzato la sua personalità che ho ritrovato come direttore sportivo”.

Ci pare di capire che è legato agli anni della gestione Dal Cin.

“Sono amico da una vita con Federico Spallanzani e quando è diventato presidente sono stato il primo sostenitore”.

E a livello di settore giovanile?

“Ero molto amico dei ragazzi nigeriani, in particolare andavo d’accordo con Martins. Ho anche litigato con Aubameyang Catalina ma poi abbiamo fatto pace”.

C’è un episodio che ricorda ancora?

“Il portiere Cordaz era un allievo e un giorno a scuola aveva litigato con un bullo che lo voleva picchiare Michele Dal Cin mi chiese di fargli da tutore per una settimana nella torretta di Villa granata. Erano giorni decisivi per il suo trasferimento all’Inter”.

Chi l’ha deluso?

“Mastour”.

Perché?

“Ho sempre pensato che fosse un grande giocoliere ma non un telento per il calcio come in tanti pensano. Non credo diventerà un giocatore. Potrei citare anche Adi che ora si allena con il Montecchio. Un ragazzo che era andato alla Roma, un talento mai sbocciato per colpa del suo carattere”.

Chi invece ha rispettato le sue attese?

“Andrea Catellani. Ne avevo intravisto il talento quando era allenato da Francesco Romano”.

Cosa si può dire in sintesi del vivaio granata?

“Che hanno sempre fatto nozze coi fichi secchi. Il Parma degli allievi nazionali Rossi e Lupoli ha raccolto un decimo di quanto abbiamo fatto noi con pochissime risorse”.

Merito di chi?

“Fausto Vezzani ha fatto tanto, anzi tutto”.

Un’operazione di mercato che rimpiange?

“Facile: lo scambio Ferrari e Costa per Goretti con il Bologna. La Reggiana voleva Goretti e Claudio Testoni, che era andato a Bologna ad allenare, aveva fatto inserire nell’operazione Andrea Costa”.

Il talento era Luca Ferrari mentre Costa l’aggiunta?

“Luca Ferrari, oggi alla Bagnolese, poteva essere un grande giocatore ciò che è diventato Andrea Costa. Testoni se lo ricordava e l’ha portato al Bologna”.

Lei però non frequenta mai lo stadio, perché?

“Un giorno ho visto, con la divisa, Reggiana-Pescara. Ero nei distinti e dopo la vittoria del Pescara mi sono alzato in piedi e ho applaudito la loro prestazione ma sono stato accusato di “sputare nel piatto dove mangiavo” e da quel giorno ho preferito vedermi la partita in tv. Almeno cosi’ posso commentare in pace”.

C’è un sogno nel suo cassetto?

“A giugno del prossimo anno andrò in pensione e prima di questa scadenza mi piacerebbe rivedere la Reggiana in serie B”.

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