Davide Caprari: «Metteremo l’atleta al centro del progetto»

Davide Caprari: «Metteremo l’atleta al centro del progetto»

«Lavoreremo su disciplina e mentalità dei ragazzi, senza sani princìpi è impossibile formare l’uomo e l’atleta».

Il direttore del settore giovanile della Reggiana Davide Caprari espone le linee guida del progetto tecnico: «Sono grato della fiducia mostrata dalla società, lavorerò con massimo impegno e dedizione».

 

Partiamo dall’inizio: chi è Davide Caprari?

 

«Ho iniziato la mia carriera dirigenziale nello Sporting Chiozza di Scandiano, una delle realtà dilettantistiche più importanti della zona. Lì ho ricoperto vari ruoli, da allenatore, segreteria, fino al direttore sportivo. Dopo otto anni sono passato alla Reggiana, inizialmente come responsabile scouting del settore giovanile e con compiti anche di segreteria delle attività di base, affiancando lo storico responsabile del settore giovanile William Pinetti. Inoltre, a novembre ho conseguito il patentino di Direttore Sportivo a Coverciano – con una tesi sullo scouting delle attività di base a costo zero – che si va ad aggiungere alle mie qualifiche di allenatore UEFA B e Istruttore CONI-FIGC».

 

Cosa l’ha spinta a entrare in Reggiana?

 

«Sei anni fa fui contattato da Fausto Vezzani per iniziare la mia collaborazione con la Reggiana: non ho esitato nemmeno un solo secondo ad accettare. Questa è una realtà storica e molto ambita: è l’unica realtà professionistica della provincia di Reggio Emilia, e da reggiano ne vado molto orgoglioso. A livello professionale, poi, rappresentava e rappresenta tuttora una sfida affascinante, che mi permette di crescere giorno dopo giorno sia dal punto di vista umano che lavorativo. Ancora oggi, però, ci tengo a ringraziare lo Sporting Chiozza per gli anni passati tra le sue fila: per me è stata un’esperienza fondamentale.».

 

Qual è il suo ruolo all’interno della società?

 

«La proprietà mi ha offerto la direzione del settore giovanile, un incarico che ho accettato con grande piacere ed entusiasmo. Mi occuperò della supervisione dell’intero settore giovanile, a partire dalla formazione, progettazione e programmazione del progetto tecnico e organizzativo dalla categoria Beretti fino alle attività di base».

 

Cosa la appassiona di questo ruolo?

 

«Sto seguendo una passione che avevo fin da ragazzo: ho smesso presto di giocare a calcio perché ero affascinato dal mondo dirigenziale di una società calcistica, in particolare dal fatto di poter essere a contatto con i ragazzi e le loro famiglie. Proprio a questo proposito, ci tengo a sottolineare che presteremo molta attenzione alle famiglie: l’atleta sarà messo al centro dell’intero progetto del settore giovanile. Per quanto mi riguarda, l’aspetto che prediligo di questo lavoro è la fase prettamente di scouting, dalla scoperta fino alla recluta dei giovani talenti: non sembra ma in quello ci prendo spesso! (ride, ndr)».

 

Qual è la sua filosofia di gestione di un settore giovanile e il suo giudizio sul settore giovanile della Reggiana?

 

«La Reggiana ha un settore giovanile di altissimo livello, specie per una società di Lega Pro, grazie al grandissimo lavoro che è stato svolto in questi anni: i risultati sono lì a dimostrarlo. Per quanto riguarda la mia filosofia di lavoro, punteremo sul territorio e sulla reggianità: credo infatti che cercare di puntare su ragazzi del posto, che siano motivati e orgogliosi di vestire la maglia della squadra della loro città o provincia, per la quale tifano o simpatizzano, sia una spinta in più, decisiva nella formazione di un ragazzo. Poi, il primo passo è sempre quello di creare un team di lavoro – dirigenziale, tecnico e di squadra – affiatato, che funzioni bene e in modo coordinato: è sempre il team che fa la differenza. Bisognerà inoltre lavorare sulla mentalità e la disciplina dei ragazzi, che sono aspetti determinanti per la loro crescita, senza i quali è difficile andare lontano. Chiaramente, l’obiettivo ultimo è quello di educare e formare i giovani affinché in futuro possano diventare giocatori pronti per la prima squadra: proprio per questo, cercheremo di valorizzare al massimo l’atleta e non esiteremo a farlo giocare anche con le leve più grandi, qualora si dimostri all’altezza del salto».

 

Quale sarà il futuro del settore giovanile della Reggiana?

 

«Ci impegneremo per trasmettere ai ragazzi quelli che sono sani principi dello sport e della vita in generale: senza mentalità, disciplina, educazione e coesione non si arriva a formare un atleta serio. Il futuro del nostro settore giovanile passerà da questi elementi e dallo sfruttamento delle tante e talentuose risorse che la nostra zona ci offre: siamo la Reggiana e dobbiamo tornare ad essere un punto di riferimento per tutti i ragazzi del territorio. Posso sembrare ripetitivo, ma sono concetti a cui sono molto legato e che ritengo indispensabili».

 

Come pensa di mediare il rapporto tra famiglie dei ragazzi e società?

 

«Io e il mio staff daremo massima disponibilità alle famiglie, lavoreremo e saremo a disposizione ventiquattro ore al giorno: il tutto, nel rispetto dei limiti e delle competenze delle persone che ricoprono i vari ruoli».

 

C’è un messaggio che vuole esprimere?

 

«Sicuramente la mia passione mi porterà ad affrontare questo ruolo con il massimo impegno e la massima dedizione. Ci tengo a ringraziare nuovamente la società per la fiducia mostratami e anche lo staff che si andrà a comporre, a partire da Alberto Biagini – che collaborerà con me e che mi supporta e mi sopporta nella quotidianità – e Nicola Simonelli, sempre pronto darmi un consiglio nel momento giusto».

intervista a cura di Matteo Martinelli

Marco Bertolini
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