Facchin: “Il ruolo del portiere è cambiato”

Facchin: “Il ruolo del portiere è cambiato”

Il retropassaggio ha di sicuro segnato un'epoca, poiché i portieri hanno dovuto iniziare a giocare con i piedi e diventare a tutti gli effetti l'undicesimo giocatore in campo

Un match impegnativo quello contro la Fermana, ma i tifosi possono dormire sonni tranquilli fin quando a guardia della porta della Regia ci sarà Davide Facchin. Ecco qualche curiosità sul numero 1 granata che ha confessato ai nostri microfoni in una piacevole chiacchierata.

Portieri si nasce o si diventa?

“Avevo un fratello maggiore con cui giocavo a calcio: solitamente lui tirava ed io paravo. Non mi piaceva molto ma ero abbastanza bravo. Quando ho iniziato a giocare seriamente mi schieravano centrocampista o attaccante, ma poi la mia altezza non mi permetteva di nascondermi. Mi hanno inquadrato come portiere e da lì in poi non sono più tornato indietro. Anche se la mia generazione è cresciuta con il mito di Buffon, devo dire che pur non amando particolarmente la scuola tedesca mi riconosco in Oliver Kahn. Sin da piccolo mi ispiravo a lui e, ovviamente, ho grande stima anche di Neuer tra i portieri attualmente in attività.”

Nonostante la classifica, la Reggiana numeri alla mano risulta una delle migliori difese. Merito del singolo o del sacrificio dell’intera squadra

“E’ sbagliato fare il confronto con le altre squadre anche perché chi vince il campionato solitamente lo fa con massimo 20/25 gol incassati. Non siamo soddisfatti ed abbiamo ancora tanto da migliorare. Nel calcio moderno non esiste una fase difensiva efficace grazie al lavoro di un singolo o di un reparto, si lavora tutti insieme e nessuno deve tirarsi indietro. Talvolta un modulo differente può cambiare le cose visto che gli spazi vengono occupati diversamente, ma molto dipende dal credo dell’allenatore”

Come è cambiato il ruolo del portiere da 20 anni fa a oggi?

“Rispetto al passato quello del portiere è forse il ruolo che è cambiato di più. Il retropassaggio ha di sicuro segnato un’epoca, poiché i portieri hanno dovuto iniziare a giocare con i piedi e diventare a tutti gli effetti l’undicesimo giocatore in campo. Poi sono subentrate nuove regole come il fuorigioco attivo e passivo, palloni più leggeri ecc…la priorità è avvantaggiare lo spettacolo e lo spettacolo è fare gol. Ovviamente il portiere ne esce penalizzato e deve adattarsi cambiando movimenti, la copertura della porta, le distanze e soprattutto il tipo di allenamenti. Se si guarda ai giocatori di 20 anni fa e quelli di oggi può cambiare forse il ritmo, ma se si osservano i portieri si nota come dalla struttura alle movenze si è davanti a due soggetti totalmente differenti.”

Cosa consiglieresti ad un bambino che si approccia per la prima volta al calcio e sogna di fare il portiere?

“Gli consiglierei di fare l’attaccante! A parte gli scherzi, gli direi di divertirsi, sempre e comunque. Stare in porta comporta tante responsabilità ed è fondamentale rimanere tranquilli nel bene e nel male. Ci sono parecchi dolori ma anche tante soddisfazioni, quindi il trucco è divertirsi sempre e tirare fuori soltanto il bello di questo mestiere. Purtroppo non è facile…se ci riesce magari mi fa sapere come si fa”

Domenico Silvestro

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