Giuliano Masini, un innamorato alla corte della Reggiana

Giuliano Masini, un innamorato alla corte della Reggiana

"Mi identifico in Michele Padovano: genio e sregolatezza. Musica, motori e calcio sono i miei mondi e oggi sono l'autista ufficiale della società"

Un pò musicista, tanta professionalità  ma soprattutto tanta passione. Questo è il ritratto di Giuliano Masini autista ufficiale dell’Ac Reggiana 1919
Masini cosa significa per lei la Reggiana?
“Sono sempre stato prima di tutto un tifoso ma ora è anche il mio datore di lavoro. Tutto questo è un grande motivo d’orgoglio”.
Di cosa si occupa in Reggiana?
“Sono al secondo anno alla corte della Reggiana e oggi sono l’autista ufficiale della Reggiana”.
Autista del settore giovanile?
“Non solo. Sono autista della Reggiana”.
Come mai è arrivato in granata?
“Ho 46 anni e per 20 anni ho lavorato nel mondo delle auto, per sette anni alla Mercedes e per altre i 13 alla Volvo poi la crisi mi ha contagiato e grazie a Davide Caprari sono entrato nella famiglia granata, lo scorso anno come magazziniere per l’Accademia e quest’anno come autista”.
Ma ha anche una grande passione, oltre al calcio?
“Mi posso anche definire un cantante professionista perché per tanti anni ho cantato in un gruppo, Ermes Bianchi anche se mi esibivo solo a fine settimana. Sono cantante e chitarrista. È’ una passione più che un lavoro”.
È’ stato anche uno sportivo?
“Giocavo a calcio, ero un play maker di buone prospettive quando militavo nella Filippo Re poi il canto mi ha distratto e ho lasciato”.
Come è scandita la sua giornata tipo?
“Io sono a disposizione dalle 6 del mattino alle 9 di sera in relazione agli impegni che mi richiede la Reggiana”.
È’ sempre stato nel mondo del calcio?
“Il mio passato è nel calcio dilettantistico. Sono stato custode per il Santos 1948, poi nel Real San Prospero di Carlo Rizzo, nella Virtus Libertas di Antonio Algeri e nella Polisportiva Galileo chiamato da Giuliano Casoli e Paolo Gobbi. Alla fine è arrivata la chiamata di Davide Caprari e ne sono fiero e riconoscente”.
Si può dire che è un tuttofare?
“La mia vita è stata scandita da musica, motori e calcio”.
Com’è il rapporto con i giovani?
“Ottimo, non fosse altro perché ho un figlio di 7 anni, Mattia, che proprio quest’anno inizia la scuola calcio a Gonzaga dove vive con la mia ex moglie”.
Cosa la lega in particolare modo alla Reggiana?
“Devo fare una premessa: sono stato anche un finanziatore per a costruzione dello stadio Giglio perché avevo acquistato un abbonamento pluriennale in curva Sud. Sono stato un “socio costruttore” come ci aveva definito Dal Cin. Lo stadio Giglio lo sentivo mio, come tanti reggiani credi”.
La sua Reggiana?
“Ho avuto un “buco” di qualche anno per gli impegni di lavoro, quindi sono passato dai primi anni al Mirabello agli ultimi al Giglio. La squadra che ricordo con affetto è stata quella di Marchioro che ha conquistato la serie  A e poi l’anno successivo con la salvezza a Milano”.
Sono quelli gli anni memorabili?
“Non c’è dubbio anche se spero che con l’avvento di Mike Piazza di poterli rivivere”.
C’è un giocatore cui è più affezionato?
“Oggi Marco Guidone, se guardo al passato Michele Padovano. Mi rivedo molto in lui”.
In che senso?
“Mi ritengo, come Michele Padovano, genio e sregolatezza. Padovano per me è stato il migliore in assoluto. Futre? Una meteora”.
E a livello di allenatori?
“Marchioro È stato il simbolo dei tecnici del mio tempo”.
Cosa trasmette ai giovani granatini?
“Che indossano una maglia importante e devono essere un esempio”.
Come potrebbe definire la società Reggiana?
“Organizzata. Nel settore giovanile vedo stile, competenza e organizzazione”.
Facciamo una chiusura.
“Uso il motto di Mike Piazza: dai c’andom”.

Marco Bertolini
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