“La Reggiana è la mia vita”

Corrado Canovi: la Reggiana è l' ultimo pensiero prima di addormentarmi e il primo pensiero al mattino. Io non sono un tifoso, di più.

“Sei il primo pensiero che al mattino mi sveglia. L’ultimo desiderio che la notte mi culla, se la ragione più profonda di ogni mio gesto. la storia più incredibile che conosco” parole e musica non sono di Max Pezzali bensì di Corrado Canovi, titolare dell’Euro Design ma soprattutto un innamorato della Reggiana. “E’ cosi’ – ammette – la Reggiana è l’ ultimo pensiero prima di addormentarmi e il primo pensiero al mattino. Io non sono un tifoso, di più”.

Dove è nato queso suo amore?

“Io abitavo in viale 4 Novembre e dal mio balcone vedevo la curva del Mirabello. Ogni volta che la Reggiana giocava in casa per me era una festa, vedevo la curva riempirsi di passione granata. Rimanevo sempre a bocca aperta nel vedere tanta passione. Sentivo da stare in casa il boato della gente e correndo sul balcone sapevo che la Reggiana aveva segnato un gol”.

Poi è arrivato il tempo di frequentare lo stadio?

“A undici anni mio padre Giancarlo mi ha portato allo stadio. Allora come oggi. Entravo con la scoppola, ero piccolo. Una passione cresciuta di anno in anno passando dalla curva ai distinti e oggi in tribuna ma io resto uno del Ghetto. Ho iniziato a frequentare la curva a 13 anni e non ho mnai smesso fino al 97 quando assieme a mio fratello Alberto abbiamo creato l’Euro Design e abbiamo chiuso il percorso diventando lo scorso anno, per la prima volta, sponsor della Reggiana”.

Da ultrà a sponsor il passo è stato breve?

“Diciamo che ho cercato di fare ciò che è nelle possibilità per la mia Reggiana. Abbiamo iniziato sotto la gestione Barilli, poi anche grazie alla crescita della nostra azienda abbiamo mantenuto e aumentato il nostro impegno. E’ logico che la nostra sponsorizzazione è più affettiva che commerciale dato che noi facciamo allestimenti fieristici e quindi non c’è un ritorno diretto ma il mio gesto è stato per portare il mio mattoncino alla causa granata. E di questo ne sono orgoglioso”.

Si potrebbe ipotizzare uno speciale allestimento per la serie B?

“Sono pronto, anzi mi immagino un grande cuore granata da cui escono tutti i giocatori per raccogliere l’applauso dei tifosi. Per ora è un sogno poi vedremo”.

Si può dire che è entrato nella famiglia granata?

“Stefano Compagni e Gianfranco Medici hanno la capacità di trasmettere a noi tifosi la loro grande passione. Non parlo da imprenditore, cosi’ come non voglio giudicare il loro impegno ma quanto e come hanno trasformato la Reggiana è sotto gli occhi di tutti. E’ una società che trasuda di amore per la maglia granata. Se poi posso spendere una parola lo farei per Gianpaolo Gottardi che ho conosciuto in modo indiretto ma le sue parole mi hanno affascinato”.

Cosa le piace di più di questa Reggiana?

“Da un punto di vista societario la capacità di mettere in sinergia le tante aziende che si sono avvicinate e poi lo splendido rapporto che si è creato con il pubblico. Leggo e sento che i tifosi reggiani sono, a prescindere, dalla loro parte. Un attestato di stima e fiducia”.

Si può dire di “padre in figlio?”

“Mio nipote Alessandro ha due anni ma è un predestinato a diventare un tifosissimo della Reggiana. In questo senso cerco anche di coinvolgere i miei dipendenti”.

Cosa manca per essere, come società, il Barcellona della Lega Pro?

“Ciò che ho fatto io lo possono fare tutti però manca in molti industriali  la giusta motivazione per avvicinarsi alla Reggiana. Mi auguro che ci sia una inversione di tendenza. Gli imprenditori reggiani devono capire che la Reggiana è uno straordinario testimonial della reggianità. Chi dal territorio ha avuto tanto dovrebbe anche entrare nell’ottica di idee di restituire qualcosa alle realtà del territorio”.

Si può fare di più?

“La società deve fare uno sforzo per coinvolgere i giovani, caso mai andando nelle scuole. I ragazzi di 18 o 20 anni non hanno vissuto i tempi della serie B o serie A ma solo la serie C. Per questo occorre fare proseliti tra i più giovani per ritrovare slancio e linfa. Serve un coinvolgimento delle nuove generazioni”.

Qual è la partita che ricorda con piacere?

“Tante ma in particolar modo la trasferta a Cesena in occasione della conquista della serie A. Mi ricordo che quando arrivammo a Cesena in pullman già dalla strada vedevamo la curva piena di tifosi granata. E poi la vittoria sulla Cremonese con il debutto di Futre”.

E il giocatore?

“Michele Padovano. Grazie all’amicizia con Nicola Ruscelloni ho avuto la possibilità di frequentarlo anche al di fuori del campo ed è un grande”.

E la più grande delusione?

“Tutte le volte che esco dallo stadio e che la Reggiana non ha vinto, però mi bastano un paio di giorni per smaltire l’amarezza e  ritrovare entusiasmo. Io la Reggiana la seguirò sempre, anche in Terza categoria”.

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