La Reggiana in viaggio con Gaspari

Lillo Gaspari racconta i suoi 27 anni alla guida del pullman granata, dalle storiche promozione in serie A alla festa salvezza a Cuneo

E’ proprio il caso di dire: la Reggiana viaggia con Gaspari. Si’ perché il vettore granata è da una vita Gaspari Viaggi e in particolar modo Lillo Gaspari è da sempre l’autista del torpedone della Reggiana.
Da quanti anni la Reggiana viaggia con Gaspari?
“Personalmente è dal 1989 che porto in giro per tutta l’Italia la Reggiana ma ancora prima i miei fratelli Dario e Paolo avevano fatto almeno altri due anni”.
Ventisette al fianco dei granata?
“Ho saltato, per fortuna, solo i tre anni con Foglia dato che si era affidato a un altro vettore”.
Quali sono stati gli anni migliori?
“Inutile dire che sono quelli legati alle promozioni. Poco importa se in serie A o in C1 perché le promozioni sono un momento di grande felicità”.
Però è partito dalla serie C1.
“E’ un andata e ritorno: dalla C1 alla serie A e – purtroppo – ritorno nell’inferno della C, oggi Lega Pro”.
Quanti ricordi.
“Tanti perché sono gli anni della storia recente della Reggiana. Come dimenticare la festa promozione a Cesena con Marchioro oppure quella a Verona con Ancelotti ma anche a Castelnovo Garfagnana con Pane. Senza tralasciare la storica salvezza a Milano, ero in tribuna con Futre e Morello”.
Un viaggio iniziato dove?
“Mi piace ricordare la storica promozione in serie A al Manuzzi contro il Cesena oppure le difficoltà iniziali con la Reggiana di Ancelotti poi sfociate con la festa al Bentegodi di Verona. Tutti momenti belli che hanno coinciso con un bagno di folla a Reggio”.
Con Marchioro solo gioie?
“Tante”.
E con Carletto?
“Mi ricordo ancora il viaggio di ritorno da Pescara con Ancelotti che è rimasto quasi tutto il tempo al telefono con Dal Cin. Carletto era disperato, poi sappiamo tutti com’è andata a finire”.
E gli anni della serie C1?
“Sono stati molto sofferti ma anche con qualche gioia, vedi la promozione conquistata a Castelnovo Garfagnana. La festa che i tifosi ci hanno riservato al passo del Cerreto e poi in città. Sembrava di aver vinto la Champions”.
E i play off con Pane e Dominissini?
“Annate positive anche se alla fine prevale l’amarezza per il traguardo mancato”.
Soprattutto a Pagani?
“Impossibile dimenticare. Ero distrutto tanto che nel viaggio di ritorno ho chiesto a mio fratello di venirmi incontro perché non riuscivo più a guidare il pullman. Avevo al mio fianco Pane ed era talmente stravolto che ha finito per contagiare il mio umore. E’ stata una cocente delusione”.
E i play off con la Pro Patria?
“Credevamo di potercela fare anche se era difficile”.
La salvezza di Milano vale quella di Cuneo?
“E’ un paragone difficile però quella salvezza conquistata all’ultimo secondo è stata una liberazione accompagnata da una grande felicità. Sembrava veramente di aver vinto un campionato anche se a livello calcistico c’era poco da festeggiare perché salvarsi ai play out non è da Reggiana ma il ritorno da Cuneo è stato bello”.
In termini di salvezza ai play out non si è fatto mancare niente vedi Alzano e Virescit.
“Sono sempre grandi emozioni anche se thriller”.
Veniamo ai tecnici, ha iniziato con Marchioro?
“Un vero comandante. La sua serietà professionale era assoluta. Aveva influenza su tutti: giocatori, dirigenti, accompagnatori. Era il grande timoniere per autorità e autorevolezza. Quello che diceva Pippo era legge. Io ero ai primi anni come vettore ed ero timoroso e in soggezione anche se Corni mi ha sempre dato un aiuto”.
Poi è arrivato Ferrari, cosa ricorda?
“Era etichettato come un amante del vino. Ferrari, Zatt e Burlando un bel trio”.
A fine stagione è subentrato Cesare Vitale.
“Una brava persona ma è rimasto poco”.
Poi la riscossa con Carletto Ancelotti.
“Già il nome era una garanzia per il suo passato da calciatore. Una persona umile e che mi ha subito messo a mio agio. Mi ricordo che si metteva alle mie spalle e parlava di tutto. Mi trovavo subito a mio agio. In occasione della trasferta di Pescara mi disse “è stata la mia ultima spiaggia” ma per fortuna non è stato così”.
Da Ancelotti a Lucescu.
“Da un reggiano a uno zingaro, nel senso che Mircea è un allenatore che non ha orizzonti. Quando era arrivato a Reggio aveva detto che la Reggiana era per lui il top della serie A, ancora meglio del Brescia. Mi ha sempre impressionato quando faceva vedere ai giocatori la partita degli avversari a una velocità tripla rispetto al normale. Non so perché”.
Quindi Francesco Oddo.
“Mi ricordo la quantità industriale di ritiri. Eravamo sempre in ritiro punitivo”.
E Franco Varrella?
“Sapeva tutto lui e organizzava tutto, anche i viaggi, i ritiri. Era un comandante anche se più autoritario che autorevole”.
Attilio Perotti è stata una meteora?
“Non ha inciso anche se ricordo una persona mite”.
Poi è subentrato Speggiorin.
“Ha lasciato pochi ricordi anche perché poi la squadra è stata affidata a Gregucci e Mossini”.
E Rumignani?
“Un simpaticone. Mi ricordo che mi chiamava sempre dentro gli spogliatoi per festeggiare le vittorie. Voleva che si cantasse l’uva fogarina e si ballava sui tavoli”.
Gigi Maifredi?
“E’ durato lo spazio di un ritiro”.
Claudio Testoni?
“Un bravo allenatore ma giovane”.
Alla fine è arrivato Salvatore Vullo.
“Mi ricordo la salvezza a Bergamo ai play out e il taglio dei baffi. Aveva grinta e una grande carica agonistica”.
Niente Cadregari?
“No, ho passato la mano, quindi non ho avuto modo di conoscere Adriano e nemmeno Sala e Giordano”.
La sua avvenuta in granata è ripresa con Foschi?
“Una persona squisita”.
Alessandro Pane, gioia e dolori?
“Pane è stato un amico e anche un padre per me. Mi ha consigliato a livello personale e ripreso in alcune situazioni. Abbiamo la stessa età e ci sentiamo ancora spesso”.
Ha avuto anche Gigi Apolloni?
“Una meteora”.
Cosa ricorda di Mangone.
“Era molto sicuro di sè. Usava bastone e carota. Pensavo fosse più tenero con i giocatori, soprattutto coi giovani, invece era molto esigente. Sembrava tranquillo e determinato ma è andato in tilt”.
Loris Dominissini?
“Silenzioso, sembrava non esserci”.
Pierfrancesco Battistini?
“Era un martello, abbastanza duro con i giocatori ma non ho avuto molti contatti”.
Marcello Montanari sulle orme di Ancelotti?
“E’ un amico e non potevo che trovarmi bene”.
E con Lamberto Zauli?
“Era simpatico, anche una brava persona”.
E adesso Alberto Colombo.
“ll migliore”.
Ruffiano.
“Io sono sempre dalla parte dell’allenatore”.
Qual è la cosa più strana che le è successo?
“Facile: a Verona mi hanno rubato il pullman. Quando al mattino sono sceso in cortile ho girato attorno all’albergo come un maratoneta chiedendomi dove avevo parcheggiato il pullman”.
Il giocatore che porta nel cuore?
“Tanti. Posso citare Simoutenkov perché ero sempre con lui, poi Futre che assieme al dottor Ligabue e a Ribolzi ho portato in giro per l’Italia dopo il suo infortunio. Ma non posso dimenticare De Agostini, Silenzi, Morello, Scienza e tantissimi altri”.
E lo scherzo che le hanno fatto
“Le solite battute: togli il sasso dall’acceleratore, non andare col freno a mano tirato e via dicendo”.
Chi è stato il giocatore più rompiscatole?
“Dario Morello era un brontolone perché voleva arrivare a casa in fretta”.
Quando ha avuto paura?
“A Brescello perché fino alle otto di sera siamo rimasti chiusi allo stadio e poi mi hanno devastato il pullman: mi sono ritrovato con un mattone addosso e con il vetro infranto, oltre a una gomma scoppiata”.
E’ stato il momento più critico?
“Una contestazione dei nostri tifosi molto violenta. Non dimentico, però, ciò che è successo ad Andria con mille tifosi che ci aspettavano quando siamo arrivati allo stadio che ci gridavano: vittoria o morte”.
E Pagani?
“E’ stata dura anche li’ a livello di intimidazioni”.
E ci sono stati anche momenti speciali?
“Con Marchioro siamo andati a sciare a Madonna di Campiglio. E il ritiro di Civago ha sempre portato fortuna: solo promozioni e play off”.
L’albergo più lussuoso?
“La Reggiana ci ha sempre trattato bene, sia in serie A che in serie C. La società non ci ha mai fatto mancare niente.
Ricorda un episodio curioso?
“Dovevamo giocare a Piacenza e abbiamo deciso, visto la poca distanza, di partire la domenica ma lungo l’autostrada sono rimasto a piedi. Renzo Corni era andato in panico e abbiamo iniziato a fermare le auto dei tifosi. Poi con un filo di ferro e un tubo sono riuscito a ripartire e siamo arrivati in tempo per la partita”.
A livello di presidente chi ricorda con più affetto?
“Tutti, Ermete Fiaccadori mi ha preso, non posso dire niente. Una grande persona”.
E con Franco Dal Cin?
“Mi sono sempre trovato bene, tra noi c’era il massimo rispetto, così come con Luciano Ferrarini e Federico Spallanzani”.
Veroni e Fontanesi?
“Con Vando c’era un rapporto cordiale ma nulla più come del resto con Fontanesi”.
E Alessandro Barilli?
“Ho sempre avuto un buon rapporto”.
E ora con Stefano Compagni?
“Alzi la mano chi non ammira la sua passione per la Reggiana. Lui è un innamorato della Reggiana”.

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