Massimiliano Astrobello: «Nei vivai c’è ancora tutto il bello del calcio»

Massimiliano Astrobello: «Nei vivai c’è ancora tutto il bello del calcio»

La Gazzetta Granata arricchisce il suo racconto sul settore giovanile della Reggiana con l’intervista a uno dei dirigenti accompagnatori dell’Under 17, Massimiliano Astrobello: «La soddisfazione principale per me è vedere i ragazzi crescere e maturare».

Originario di Bibbiano, 40 anni, da vent’anni agente di commercio per l’Emilia Romagna nel campo dell’edilizia, con una grande passione per il calcio e un vero cuore granata, Massimiliano Astrobello si racconta a La Gazzetta Granata, parlando della sua esperienza di accompagnatore nel settore giovanile della Reggiana.

Massimiliano, com’è cominciata la sua esperienza in Reggiana?

«Ho iniziato cinque anni fa, chiamato da un mio amico di Bibbiano, Matteo Curti, che all’epoca lavorava nel settore giovanile granata: ho fatto tutto l’iter delle squadre del vivaio, dai più piccoli, i Pulcini, fino all’Under 16 e per il secondo anno sono dirigente accompagnatore degli Allievi Nazionali dell’Under 17, insieme a Filippo Prati. Io sono un grande tifoso della Reggiana, quindi è una grande soddisfazione e un grande onore poter aiutare e collaborare con il vivaio».

Come riesce a conciliare il suo lavoro con l’impegno da accompagnatore?

«Nelle ultime tre stagioni sono riuscito a ritagliarmi i miei spazi: essendo libero professionista riesco a gestirmi abbastanza bene. Per esempio, il venerdì dalle 16 alle 18 vengo al centro sportivo a seguire gli allenamenti dei ragazzi, a parlare un po’ con il mister e inizio a preparare la partita del weekend: la mia organizzazione parte lì, in modo da avere il tempo di risolvere eventuali problemi e per lasciare alla domenica solo le operazioni di routine. Difficilmente mi impegna durante la settimana: può succedere che accompagni i ragazzi allo stage con la Nazionale, ma sono eccezioni».

Dal punto di vista operativo, cosa comporta il ruolo di dirigente accompagnatore?

«Insieme alla segreteria sportiva, rappresentata da Gianluca Notari, ci si occupa dell’organizzazione della squadra, e in particolare come dirigente accompagnatore mi occupo della gestione dell’immediato: controllo che non ci siano problemi nelle divise, che la documentazione e la distinta da gioco siano in ordine, curo i rapporti con la terna arbitrale e la sicurezza. In questo senso siamo a grandi linee derivati di un dirigente della prima squadra: i compiti e le responsabilità sono pressappoco le stesse, pur con i dovuti distinguo».

L’Under 17 ha iniziato la stagione alla grande.

«Sì, siamo in testa alla classifica del campionato di Allievi Nazionali di Serie C dopo cinque giornate, con tre vittorie, un pareggio e una sconfitta. A differenza degli anni scorsi, nei quali in girone avevamo soprattutto squadre emiliano-romagnole, venete e qualche lombarda, quest’anno abbiamo un girone con due squadre piemontesi, due sarde e il resto toscane. Domenica ci aspetta la trasferta di Arzachena: una trasferta lunga e faticosa, che ci terrà impegnati per quasi 24 ore».

Sembra fiducioso per il prosieguo della stagione.

«Lo sono. Non avendo più l’Under 16, quest’anno sono stati uniti i ragazzi del 2001 e del 2002 nell’Under 17 di mister Gherardi, quindi spesso ci troveremo ad affrontare squadre con un’età media un po’ più alta, perché saranno composte quasi esclusivamente da 2001. Noi però abbiamo molta qualità, anche nei 2002, perciò penso che potremmo toglierci molte soddisfazioni: il lavoro è incentrato più sulla crescita dei ragazzi che sulla vittoria finale, ma il gruppo si sta amalgamando molto bene e possono arrivare anche ottimi risultati».

Cosa la appassiona maggiormente di questo ruolo?

«Mi piace veder crescere i giovani calciatori: nelle squadre giovanili si vede proprio la creazione di un gruppo di lavoro focalizzato sulla crescita dei ragazzi, senza avere il risultato come unico obiettivo. La soddisfazione principale è seguire la crescita dei ragazzi e vederli ottenere a loro volta soddisfazioni, come per esempio i ragazzi del 2000, che seguivo due anni fa e che oggi sono per la maggior parte in Serie D. Nelle giovanili c’è ancora il bello del calcio, in questo momento sono la sua parte migliore: vedi giovani spensierati, che si divertono a giocare e non fanno sceneggiate in campo, e così il clima è bellissimo. Infine, molti dirigenti delle squadre giovanili sono ex giocatori: è un piacere poter parlare e confrontarsi con loro».

A questo proposito, il preparatore dei portieri è William Vecchi.

«È una leggenda. Ha allenato i portieri più grandi al mondo, averlo alla Reggiana è incredibile. Quando parli con persone di quel calibro non puoi che ascoltare ogni singola parola che dicono e imparare. Tempo fa, accompagnando dei ragazzi in Nazionale, ho avuto modo di parlare anche con Bruno Conti: è sempre emozionante potersi rapportare con personalità di quel tipo».

Ha incontrato qualche difficoltà o problematica particolare?

«Chiaramente è un impegno in più, e giocando il sabato o la domenica non si stacca mai. La problematica principale, però, a volte è il rapporto con i genitori, che in alcuni casi sono troppo invadenti».

Come si trova con il suo gruppo di lavoro?

«Mi rapporto in primis con Sergio Balia, in quanto responsabile dei dirigenti accompagnatori, poi con Alberto Biagini, responsabile dell’area tecnica, e infine con Davide Caprari, responsabile del settore giovanile. Sono ottimi professionisti, abbiamo un buonissimo rapporto e lavoriamo insieme in estrema sintonia».

In qualità di dirigenti accompagnatori, avete linee guida da seguire?

«È importante curare l’immagine anche fuori dal campo, e soprattutto far capire ai ragazzi il rispetto delle strutture e dei materiali che utilizzano e i giusti comportamenti da tenere in ogni occasione, siano essi sul pullman, al ristorante per il pranzo o in campo».

Un consiglio che vorrebbe dare ai ragazzi?

«Per molti di loro è anche un sacrificio, perché magari vengono da fuori Reggio o frequentano comunque scuole impegnative. Quindi il consiglio è di non arrendersi alle prime difficoltà, metterci sempre il massimo dell’impegno e tenere la testa a posto: a una certa età ovviamente si aggiungono diversi interessi, ma se vogliono avere una possibilità è importante che siano inquadrati e si impegnino costantemente, sia a scuola che in campo».

 

intervista a cura di Matteo Martinelli

Marco Bertolini
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