Mattia Lombardo: «Riproviamoci l’anno prossimo»

Mattia Lombardo: «Riproviamoci l’anno prossimo»

Il giovane centrocampista ligure fa un bilancio della sua prima stagione in granata: «Essere il più giovane del gruppo non mi ha penalizzato né intimorito: coi compagni mi sono trovato benissimo. L’anno prossimo dobbiamo riprovare a puntare alla promozione».

Mattia Lombardo ha solo 22 anni, ma ragiona e parla con una maturità non comune per un ragazzo della sua età. Dopo la sua prima stagione con la maglia della Reggiana, il classe ’95, si mostra soddisfatto per il campionato appena concluso ed esprime determinazione per fare ancora meglio nel campionato che verrà.

Lombardo come valuta la sua personale stagione alla Reggiana?

«Dal punto di vista personale i primi sei mesi sono stati sicuramente complicati, mentre la seconda parte di stagione è stata molto positiva, perché ho sfruttato tutto il lavoro svolto nella prima metà e i risultati sono arrivati. Quando sono stato chiamato in causa dal Mister credo di aver risposto sempre presente in maniera molto positiva, dando un aiuto concreto alla squadra. In alcune occasioni ho giocato anche fuori ruolo, quindi credo che possa essere stato un segnale importante per la Società, per il Mister, per i miei compagni e anche per me stesso, perché credo di essere migliorato molto e di aver raggiunto risultati che sono frutto di un lavoro iniziato tempo fa. Nonostante le difficoltà dei primi mesi, infatti, ho continuato a lavorare duramente, e nella seconda parte di stagione ho raccolto i frutti di quel lavoro».

E dal punto di vista della squadra?

«Dal punto di vista collettivo penso sia stata un’ottima stagione. Sicuramente si poteva fare qualcosa in più, perché dopo essere arrivati in semifinale sia noi che i tifosi credevamo alla possibilità di arrivare fino in fondo. Ma anche questo è il calcio, gli episodi alle volte ci sono stati favorevoli e altre volte no. Io credo che siamo stati una delle squadre migliori dei playoff, dal punto di vista della quantità e della qualità del gioco offerto, ma anche come voglia e carattere messi in campo. Abbiamo fatto anche grandi rimonte, e credo che contro l’Alessandria meritassimo di arrivare in finale. Purtroppo è andata diversamente, ma la stagione è stata positiva e quello che è successo deve darci la consapevolezza necessaria per riprovarci l’anno prossimo con ancora più determinazione: abbiamo dimostrato di potercela giocare e di poter andare anche oltre, deve essere un nostro obiettivo».

Lei è figlio d’arte (suo padre è Attilio Lombardo, ndr). Questo fatto come le fa vivere la professione di calciatore? Ci sono pressioni particolari?

«No, tutto sommato sono piuttosto tranquillo. Provo a trasformare questa fortuna in un fattore positivo: cerco di farmi consigliare da mio padre nei momenti di difficoltà, o se c’è qualcosa che non funziona negli allenamenti a livello tecnico. Non è una cosa che mi condiziona, anzi deve essere un’arma in più per me».

Quest’anno è stato il più giovane del gruppo, come si è trovato all’interno dello spogliatoio?

«Nella prima parte della stagione c’erano forse Bonetto e Otin Lafuente più giovani di me, mentre nella seconda parte ero in assoluto il più giovane. Devo dire che questo non mi ha assolutamente condizionato, penalizzato o intimorito: anzi, il fatto di essere il più giovane è stata una spinta per dare ancora qualcosa in più. I miei compagni si sono sempre comportati in maniera positiva con me e mi hanno dato una grossa mano nei momenti di difficoltà. Mi sono sempre trovato bene con tutti loro, anche perché mi ritengo più maturo di quella che è la mia età e per questo sono riuscito a rapportarmi bene anche coi compagni più grandi: in particolare, ho legato molto con Trevisan, Guidone, Cesarini e ovviamente Marchi, con il quale avevo passato anche la stagione precedente a Vercelli».

Questa stagione alla Reggiana l’ha arricchita in modo particolare, dal punto di vista personale e professionale?

«Ogni stagione ti lascia qualcosa di positivo, se ti lascia qualcosa di negativo è perché ti fa capire dove devi migliorare. Io ho capito dove posso migliorare e quali sono invece i miei punti di forza. Continuerò a lavorare giorno dopo giorno sia sui miei punti di forza che sui miei punti deboli, così come ho fatto fino adesso. L’obiettivo è fare molto di più a Reggio Emilia, perché anche quest’anno sono stato sì protagonista, ma solo in parte, perché sono stato utilizzato poco. Voglio dare un altro tipo di contributo alla squadra ed essere protagonista al 100%. È stata senza dubbio un’esperienza positiva, ma quella che verrà dovrà esserlo molto di più».

In generale come si è trovato a Reggio Emilia?

«Sicuramente Reggio Emilia, la Reggiana, è una piazza importantissima e sappiamo tutti che la Lega Pro non è il suo posto e che meriterebbe di stare in categorie superiori. Abbiamo sempre più di cinquemila tifosi che vengono a sostenerci allo stadio e che ci fanno lavorare bene. La città è tranquilla, si sta bene e come ho detto mi sono trovato bene anche coi compagni. Abbiamo ambizione, la Società ha ambizione e per questo possiamo raggiungere risultati importanti. È il posto giusto sia per un giovane che vuole crescere, come me, sia per un giocatore più esperto che abbia voglia di continuare ad affermarsi».

A tal proposito, come è stato il suo rapporto con i tifosi?

«Tutti i tifosi che ho incontrato o che mi hanno scritto mi hanno sempre lasciato messaggi positivi. Credo sappiano che tipo di professionista sono, che ci metto sempre il cuore e che do sempre il 200% sia in partita che in allenamento».

C’è un aspetto particolare della città che ha apprezzato?

«Sicuramente ho apprezzato molto quello che offre la cucina di Reggio Emilia, nonostante io sia abbastanza preciso anche da quel punto di vista e segua la mia alimentazione senza esagerare più di tanto: questo i miei compagni lo sanno e, infatti, ogni volta che usciamo fuori a mangiare mi controllano scrupolosamente (ride, ndr)! Come ho detto prima, i primi sei mesi per me sono stati complicati e ho vissuto poco i rapporti con la città e i miei compagni, sono stato spesso in casa. Fortunatamente, nell’ultima parte di stagione si è creata una bella armonia all’interno dello spogliatoio: abbiamo iniziato a stare più insieme, a condividere più cose, a pranzare e cenare più spesso tra di noi e anche a uscire in compagnia, specialmente in centro e al cinema, che poi sono le cose che preferisco fare».

Da quello che dice la sua intenzione sembra quella di rimanere.

«Sicuramente sì, voglio rimanere. Ho ancora un anno di contratto, quindi credo e spero che la Società voglia tenermi per valorizzarmi: il direttore Tosi è appena arrivato e ha sicuramente molte cose da fare, ma appena avrà tempo parleremo in tutta serenità e insieme a lui vedremo anche i programmi della Società e decideremo il tutto per il mio bene. Ma ripeto: la mia intenzione è rimanere, perché qui mi sono trovato bene e voglio dare ancora di più per questa maglia».

La società intanto ha confermato Menichini anche per la prossima stagione. Che rapporto ha avuto con lui?

«Con il Mister mi sono trovato molto bene fin dall’inizio, il nostro rapporto è sicuramente positivo: appena è arrivato, alla sua prima partita mi ha fatto esordire in campionato a Sant’Arcangelo, quindi il primo impatto è stato subito positivo. Mi sono confrontato spesso con lui, gli ho fatto capire cosa voglio fare e quello che sono, e lui lo ha visto quotidianamente in allenamento: sono sempre il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andarmene, perché devo migliorarmi a prescindere dal fatto che giochi oppure no. La scelta di confermarlo a mio parere è stata giusta, perché insieme a lui abbiamo raggiunto risultati migliori di quello che si credeva a inizio anno».

intervista a cura di Matteo Martinelli

Marco Bertolini
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