Paolo Mozzini: i valori dello sport per ricominciare a vivere

Paolo Mozzini: i valori dello sport per ricominciare a vivere

Il compito di Mozzini è quello di organizzare l’attività in palestra, basket, pallavolo e il settore pesi, poi il calcetto, che va per la maggiore, e sul campo sportivo all’aperto, partite di calcio e i relativi allenamenti.

Storie di vita e di sport spesso si intrecciano. E ci sono momenti in cui lo sport cambia la vita. Succede così anche nella dura realtà di un carcere, quello di Via Settembrini.

Questa è la vicenda di Paolo Mozzini, 40 enne, ex calciatore professionista, che tre volte la settimana entra nel penitenziario della Pulce, per organizzare l’attività sportiva. Una esperienza importante, dove si incontrano emozioni e desideri di riscatto di chi ha commesso sbagli ed errori ed ha voglia di ricominciare, affidandosi anche allo sport. Tutto ciò è possibile grazie ad una convenzione che ha come capofila l’ Uisp, un progetto che è un fiore all’occhiello di una città come Reggio, da sempre all’avanguardia nella progettazione e innovazione sociale. Un caso che fa scuola.

“Ogni occasione è per me buona per diventare più altruista, è il mio sentimento ogni volta che entro in carcere, la mia seconda casa-ci spiega Paolo Mozzini, un passato alla Reggiana con lo storico debutto in serie A a San Siro contro il Milan-. Sono sette anni che collaboro a questa iniziativa, prima occasionalmente d’estate, quando non giocavo, da tre anni lavoro qui a tempo pieno, tre volte alla settimana, al mattino dalle 9 alle 11, poi dalle 13 alle 15,30”.

Il compito di Mozzini è quello di organizzare l’attività in palestra, basket, pallavolo e il settore pesi, poi il calcetto, che va per la maggiore, e sul campo sportivo all’aperto, partite di calcio e i relativi allenamenti.

“Porto anche amici da fuori per fare delle amichevoli, pure squadre intere, sempre sotto gli occhi attenti e collaborativi degli agenti”.

Mediamente l’attività impegna giornalmente una trentina di persone, molti di origine magrebina, età media 25-28 anni. Quando si gPAOLO MOZZINIioca all’aperto, il numero dei reclusi impegnati è più consistente, perché a due calci al pallone nessuno vuole rinunciare. Lo stesso vale per le gare podistiche e le piccole maratone.

“Qualche tempo fa avevo a disposizione un calciatore fortissimo, papà italiano, madre nigeriana-spiega Mozzini. Mi ero riproposto di fargli fare un provino alla Reggiana, talmente era bravo, però ha preferito andare a vivere a Milano una volta espiata la pena”.

Cosa l’ha colpito in particolare in questa sua esperienza?

“Fa un po’ impressione quando incontro in carcere personaggi reggiani. Ci sono altre situazioni che custodisco gelosamente dentro di me”.

Riceve molte richieste di aiuto?

“Cerco di ascoltare i problemi personali, tanti frammenti di vita, essendo quasi tutti stranieri. Le richieste sono semplici, piccole cose del quotidiano. Tanti detenuti scontano brevi pene, c’è un ricambio continuo, lo sport diventa il fulcro del nostro stare assieme: è una vitamina che fa bene come le parole di incoraggiamento”.

Paolo Mozzini è un uomo di sport a 360°. Divide le sue giornate tra l’impegno del carcere, il ruolo di personal trainer alla palestra Brunazzi, al Campovolo, e quello di allenatore nel settore giovanile a Casalgrande. Come calciatore, oltre alla Reggiana, dove ha fatto tutta la trafila del vivaio prima di arrivare ai massimi livelli, ai tempi di Marchioro, ha giocato a Carpi, San Marino, Imola e Bolzano, per chiudere tra i dilettanti.

La famiglia Mozzini è una dinastia di calciatori. Il papà di Paolo, Roberto, ha avuto una carriera esaltante, con due scudetti vinti con le maglie del Torino e dell’Inter oltre ad aver giocato in Nazionale. Anche il fratello minore di Paolo, Davide, ha un passato nella Reggiana.

Primo Bertani

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