Paolo Rozzio: «È stata una stagione positiva»

Paolo Rozzio: «È stata una stagione positiva»

Paolo Rozzio: "Voglio far parte del progetto del club, ho un debito di riconoscenza nei confronti dei tifosi e della città"

Un brutto infortunio lo ha costretto a saltare la fase più esaltante della stagione granata, quei playoff vissuti come un sogno e svaniti in semifinale contro l’Alessandria. Ma Paolo Rozzio si dice comunque soddisfatto per la stagione appena conclusa e intenzionato a riprovarci nuovamente l’anno prossimo.

Paolo Rozzio, cominciamo dalle sue condizioni di salute, come sta? Come va il ginocchio?

«Il ginocchio sta bene, sto recuperando dall’infortunio. Mi aspetta l’ultima settimana di riabilitazione al Medical Centre: devo dire che mi hanno trattato in maniera egregia e proprio per questo ci tengo a ringraziare tuti i fisioterapisti che in questo mese mi hanno seguito. Hanno fatto l’impossibile per provare a recuperarmi almeno per la semifinale playoff: purtroppo, però, ci sono tempi biologici da rispettare. Ma adesso sto bene, e cercherò di rimettermi al meglio per presentarmi in forma all’inizio del ritiro: sarò pronto, poi si tratterà di ritrovare la condizione migliore e la giusta stabilità del ginocchio. Ma ripeto, tutto sta procedendo bene».

Un peccato infortunarsi proprio durante i playoff: come l’ha vissuto?

«Come si può immaginare, male. Purtroppo farsi male dopo mezzora della prima partita dei playoff, oltretutto un infortunio abbastanza grave, non ci voleva ed è stata una bella batosta. I primi giorni l’ho accusata tanto: speravo di poter recuperare per le semifinali, ma come ho detto ci sono tempi biologici da rispettare e la priorità era far sì che il ginocchio stesse bene, non potevo rischiare di entrare in campo e metterne a repentaglio la salute. Oltretutto, non sarei riuscito a dare il contributo necessario ai miei compagni, quindi è stato giusto aspettare. Ma non è stato facile: vedere i miei compagni giocare, seguirne le partite allo stadio o da casa senza poter essere d’aiuto è stata dura. Anche perché io sono fatto così: finché gioco riesco a scaricare la tensione, da fuori faccio più fatica. Purtroppo sono i rischi del mestiere, ogni calciatore deve metterli in conto».

Dal punto di vista personale come valuta la sua prima stagione alla Reggiana?

«È stata forse la mia migliore stagione fin qui in Lega Pro, rispetto anche a quelle di Pisa. Mi sono trovato molto bene, sia a livello di squadra e società, che a livello di città. Ovviamente all’inizio non è stato facile: venivo da quattro anni fantastici a Pisa, che per me è come una seconda casa, e il passaggio in un’altra città è sempre un po’ travagliato. Ma devo dire che ho trovato una giusta accoglienza: Reggio Emilia è una bella città e i tifosi sono stati fantastici».

E in generale che giudizio dà alla stagione della squadra?

«Forse per le qualità che avevamo potevamo dare di più, ma c’è da dire che eravamo anche nel girone più difficile dei tre. Nonostante questo siamo comunque arrivati alle semifinali playoff, quindi in generale penso sia stata una stagione positiva. È stata anche un’annata travagliata: quando durante l’anno c’è l’esonero di un allenatore non è mai facile ripartire, ma siamo stati bravi a farlo e ad arrivare dove siamo arrivati. Ci sono tanti fattori da valutare e da mettere in conto durante una stagione, sia a livello di squadra che personale, e non sempre si riesce a dare il 100%».

Il percorso playoff però è stato esaltante.

«Sì, decisamente esaltante. Personalmente, dall’esterno ho patito le pene dell’inferno per il fatto di non poter dare il mio contributo. Siamo bravi e anche fortunati, ogni tanto ci vuole anche quello per arrivare in fondo. Peccato per l’eliminazione in semifinale, ma sono comunque molto contento della stagione».

Dopo gli anni di Pisa, che lei stesso ha definito fantastici, cosa l’ha spinta ad accettare la Reggiana?

«A Pisa non c’erano più i presupposti per continuare, ma ho accettato Reggio Emilia innanzitutto per le belle parole che hanno speso per me e per l’interessamento mostrato nei miei confronti. In più, sapevo del calore e dell’affetto con cui i tifosi seguono la squadra, della grande importanza calcistica della piazza e del grande seguito che aveva la squadra: già questi erano motivi sufficienti e non ho esitato un secondo accettare la chiamata della Reggiana».

Che effetto le fa essere stato votato dai tifosi come secondo miglior giocatore della stagione?

«Sono molto contento, mi fa molto piacere questo riconoscimento. Quando sono arrivato a Reggio a inizio campionato, ero visto forse con un po’ di diffidenza dai tifosi: magari sembrava fossi arrivato per rubare il posto a Spanò o Sabotic, due grandi giocatori che hanno disputato un’annata strepitosa, così come avevano già fatto la stagione precedente. In realtà non era così: sono venuto per giocarmi il mio campionato, le mie chances alla pari degli altri e per lottare per la maglia granata. Sono contento perché vuol dire che alla fine il campo mi ha dato ragione, quindi ringrazio i tifosi e tuti quelli che mi hanno votato. Spero di poterli ripagare ancora con questi colori».

Che rapporto ha con la città?

«Devo dire che Reggio è una bella città, a partire dei tifosi: con noi sono stati eccezionali, ci hanno seguito sempre, nella maniera e col distacco giusto per farci lavorare con serenità e con la giusta concentrazione e motivazione. Abbiamo sentito il loro calore in ogni partita, nonostante gli alti e bassi che ci sono stati. Per il resto, anche la città in sé è molto carina e direi anche molto comoda, un punto strategico. In generale mi sono trovato molto bene e ammetto anche che, per esempio sotto l’aspetto culinario, non ha nulla da invidiare a una regione come la Toscana, nella quale si mangia benissimo. Anzi, forse in Emilia si mangia ancora meglio. Anche questi aspetti, che possono sembrare secondari, in realtà sono molto importanti per un giocatore».

Ha già pensato alla prossima stagione?

«La mia speranza è sicuramente quella di rimanere alla Reggiana: come ho detto, mi sono trovato molto bene a Reggio in questo anno. Sarei molto contento e felice di proseguire nel progetto impostato dal club per cui confido di vestire la maglia granata anche nella prossima stagione, di ripagare i tifosi per il loro affetto e di dare di nuovo il mio contributo per questa maglia e questi colori».

intervista a cura di Matteo Martinelli

Marco Bertolini
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