Tutto Nacque da “Umberloun”

Tutto Nacque da “Umberloun”

Il personaggio di oggi è: Severino Taddei il fondatore della Reggiana

19 Severino TaddeiSi chiamava in realtà Severo, era figlio del maestro Raniero, e immaginare per lui il diminutivo, vista la stazza, era davvero originale. Lo soprannominavano Umberlòun e non doveva essere casuale. A Reggio era stato uno dei primi
ad appassionarsi al gioco del football. A poco più di quattordici anni lo troviamo già attivo nel Campo Camparini, situato a fianco dell’omonima palestra, che confinava con Via Guasco (più o meno nell’area dell’attuale Palazzo dello sport).
Proprio lì, nel gennaio del 1909, si era disputata la prima partita di calcio tra le squadre del “Forti per essere liberi” e la “Virtus Reggio”. Taddei aveva poi contribuito a fondare diverse società calcistiche reggiane che nascevano come i funghi in città e anche in provincia. E che poi spesso si scioglievano o unificavano. Da notare come nel calcio di allora i dirigenti calcistici spesso fossero, almeno in buona misura, gli stessi giocatori e questo valeva anche per le società della massima serie. Era poco più che un ragazzo quando, tornato dalla grande guerra, volle insistere col calcio.
Aveva fatto il servizio di leva a Torino e giocato anche nei granata piemontesi. Il Torino aveva la maglia granata come il “Reggio football club” della sua città, che l’aveva probabilmente assunta per emulare i più forti e conosciuti piemontesi. Si era appassionato da ragazzino al gioco del calcio e aveva militato nella “Robur” e poi nel “Reggio
football club”. Quando si ripresentò, nel 1919, aveva solo 22 anni e aveva partecipato alla grande guerra, dalla quale non era purtroppo ritornato il suo amico Eugenio Iori, con una squadra denominata l’Edera, poi nel settembre dello stesso anno, dicono abbia avuto un ruolo fondamentale proprio nella fondazione della Reggiana.
La sua stazza era talmente cospicua che alla fine dovette rinunciare a giocare a calcio molto giovane. Era impossbile, anche in un calcio piuttosto statico com’era quello delle origini, giustificare una presenza in campo in quelle condizioni fisiche.
Atleticamente era quasi insuperabile, almeno nei colpi di testa e nei tiri da lontano. Mancava però di dinamicità e di velocità. Per questo lo troviamo, appena venticinquenne, con le scarpe al chiodo ormai appese, nella dimensione dei dirigente e dell’allenatore.
Sarà, nel campionato 1929-30, allenatore della Reggiana e, nelle parentesi, massaggiatore e factotum. Quel che appare curioso in questo personaggio è la sua volubilità. Amava il calcio ma lo praticò molto poco. Giocò anche in una squadra modenese. Con la Reggiana partecipò solo al campionato 1921-22 totalizzando sei presenze
e un gol.
Divenne allenatore e massaggiatore. Poi divenne arbitro, e ottenne le sue maggiori gratificazioni.
Divenne anche dirigente sportivo e nel secondo dopoguerra rappresentò l’Emilia nel gotha calcistico
nazionale. Morì nel maggio del 1956, pochi giorni prima che la sua Reggiana festeggiasse, dopo lo storico
spareggio di Bolzano, la promozione in serie C, dopo il purgatorio della IV serie.

Mauro Del Bue

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